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Rito del tè in Francia: alla scoperta della tradizione d’oltralpe

Molto spesso in questo blog abbiamo parlato dei diversi riti del tè, girando per numerosi Paesi del mondo. Dopo il Marocco, il Giappone, l’India, il Tibet e la Russia, oggi continuiamo il nostro viaggio in Europa, più precisamente in Francia, la terra della baguette, del vino, delle crepes e dei macarones perfetti accompagnati da una buona tazza di tè.

Sicuramente in Francia non incontriamo tanti bevitori di tè come succede in Gran Bretagna o in Cina, ma tuttavia l’arte del tè è andata con il tempo sempre più affinandosi, assumendo delle regole per l’infusione che sono state copiate proprio da noi italiani, ma anche da bevitori sicuramente più prestigiosi, come quelli giapponesi.

 

LA FRANCIA E IL TÈ

Nel XVII secolo, il tè era una bevanda riservata alle famiglie più agiate. Simbolo di suprema distinzione, offriva ai migliori orefici e ai ceramisti l’occasione di dar prova del loro talento, sfoggiando i loro servizi e utensili migliori. È solo nel XIX che anche le classi borghesi iniziano a consumare in determinati momenti della giornata ma uscendo sempre di casa, degustandolo in grandi hotel e sale da tè, una grande differenza dagli inglesi che invece lo consumano dentro casa.

 

L’arte del tè alla francese si può riassumere in pochi punti:

–       Scegliete un tè di alta qualità. Decidete voi quello che più vi piace, tè verde, tè nero, tè bianco, questo non importa… è la qualità che fa la differenza. Sul nostro sito potete trovare diverse varianti di tè, tutte di altissima qualità, scegliete quello che preferite.

–       L’infusione in acqua bollente consente al tè di sprigionare le sue migliori virtù, ma per garantire il perfetto connubio di teina e tannini, è bene togliere subito le foglie del tè dopo l’infusione.

–       I francesi non gradiscono l’aggiunta di zucchero, latte o limone, servono il tè accompagnato esclusivamente da dolci come per esempio le madeleines, biscotti alla mandorla, plumcake e frollini vari.

In Francia non si può parlare di vero e proprio rito, ma di un’abitudine che ha iniziato a prendere piede nel XVII secolo ed è arrivata fino ai giorni nostri.

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