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Rito del tè: scopriamo com’è la cerimonia in tibet

L’Everest, i monasteri buddisti a 5000 metri di altezza, i colori dei cieli tersi e delle bandierine sacre. È in questo scenario ancora immutabile ed eterno nella sua bellezza che andiamo a scoprire il bò cha, il rito del tè tibetano.

Parlando di tè, il burro non è la prima cosa che viene in mente, eppure i tibetani amano mescolare in grandi termos colorati burro di yak e tanti altri inaspettati ingredienti. L’alto contenuto di grassi è perfetto per la vita in alta quota e per contrastare il freddo dell’Himalaya. Scopriamo di più sulle origini di questa cerimonia!

Le origini del Bò cha, tra storia e leggenda

Nessuno sa con esattezza chi abbia portato l’usanza del tè in Tibet. Una leggenda però narra che nel 641 d.C. la principessa cinese Wen Chen lasciò la sua terra d’origine per sposare il re tibetano Songtsen Gampo.L’unione delle due culture avrebbe permesso numerosi scambi tra le due tradizioni, così come la nascita dei rapporti commerciali tra Cina e Tibet attraverso “la via del tè e dei cavalli”.

Ogni anno la Cina esportava in Tibet enormi quantità di tè in cambio di cavalli da battaglia per l’esercito e proprio così questa bevanda sarebbe diventata la preferita dai tibetani, in una versione però molto, molto diversa dal solito.

Il tè tibetano al burro di yak

Il Bò cha è una bevanda molto lontana dal classico tè indiano o cinese. Si tratta di una miscela di foglie di tè con burro di yak, sale, latte e bicarbonato, il tutto mescolato in un cilindro di legno. Non importa dove si è diretti, in Tibet ci sarà sempre una tazza bollente ad accogliere l’ospite come segno di benvenuto, un compagno amichevole per nomadi e viaggiatori. Si dice che i tibetani arrivino a bere da 40 fino a 60 di piccole tazze di bò cha al giorno per la nutrizione e l’idratazione. Un’abitudine quotidiana, dal mattino alla sera, dopo i pasti, durante le preghiere o semplicemente durante le conversazioni tra amici e familiari.

La preparazione del bò cha è lunga e complessa, un vero e proprio rituale. Quando l’acqua raggiunge l’ebollizione, si aggiungono le foglie di tè verde o nero, facendo scendere gradualmente la temperatura per 3-5 minuti, anche se questa fase può durare ore. Il tè dal colore molto forte e intenso viene poi riposto in un cilindro di legno, in cui sono versati latte e burro di yak, sale (meglio se rosa dell’Himalaya) e bicarbonato. Tutti gli ingredienti sono infine emulsionati fino ad ottenere un liquido della giusta consistenza.

Mi raccomando, la tradizione vuole che gli ospiti non bevano mai tutto il tè dalla tazza, ma ne lascino un po’ per far capire al padrone di casa che ne vogliono ancora. Quando ne avrete abbastanza, potrete buttare il tè rimasto in una coppa apposita sul pavimento, ma mai prima della terza o quarta tazza, potreste apparire scortesi.

Vi è piaciuto questo rito? Non vi resta che partire e scoprire le bellezze del Tibet per assaporare appieno il gusto pungente del bò cha.

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